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lunedì 17 maggio 2010

Siddharta di Herman Hesse



"Nell'ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell'ombra del bosco di Sal, all'ombra del fico crebbe Siddharta il bel figlio del bramino". Inizia così Siddharta. Siamo in India, nel V°secolo a.C, in una terra pittoresca popolata da bramini, fachiri, monaci e commercianti tutti intenti a vivere la loro vita. Spendiamo due parole sulla dottrina induista delle caste per maggiore chiarezza: tutto il creato è opera di Brahma, i bramini (cioè i sacerdoti del culto) vengono generati dalla sua testa e sono dunque la classe più importante e riverita, i principi e i guerrieri escono dalle braccia, il ventre genera i contadini e i commercianti e dai piedi escono gli umili manovali; infine c'è la classe dei Paria (o intoccabili) che non sono niente, non hanno nemmeno diritto di esistere e non possono essere toccati, pena la perdita dell'appartenenza alla propria casta. Vivendo degnamente la propria vita ci si reincarnerà in una casta più alta via via fino ad ottenere il nirvana cioè l'uscita dal circolo vizioso delle rinascite. La vita da origine al desiderio e il desiderio da origine al dolore.

Siddharta in cerca dell'illuminazione abbandona "la casa del padre" assieme all'amico Govinda. Nel bosco incontrerà i "samana": degli individui capaci di privarsi di tutto: dai vestiti, al cibo, alla propria integrità fisica. Con essi sperimenterà sulla propria pelle la povertà totale (come San Franceso - figura amata da Hesse - anche i samana non possiedono nemmeno gli stracci che hanno addosso), digiuni prolungati e mortificazioni del corpo fino ad imparare le tre cose per lui più importanti: digiunare, pensare, aspettare. Dopo aver imparato tutto il possibile dai samana abbandona la setta ed entra nel mondo. Conosce il Buddha (Gotama) ma non si unisce ai suoi monaci e quì si separa dall'amico Govinda. In città incontra il mercante Kamaswami e "la bella Kamala". quì conosce la "sete di vita" (samsara). Tra perdizione e spirito di ascesi sarà ancora arduo il suo cammino. Esperienza dopo esperienza Siddharta aggiungerà, tassello su tassello, pezzi importanti nel suo mosaico dell'illuminazione.

Siddharta, probabilmente l'opera più universalmente nota di Hesse, nasce dallo studio dello scrittore su gli aspetti e sulla vita dell'India ricavati dai testi indiani (Veda e Upanishad la cui lettura Schopenhauer definì l'unica consolazione avuta nella vita) portati in Germania dal nonno che fu missionario nella pensiola (tradusse la Bibbia in un paio di idiomi locali) e trasmise la propria passione al nipote che sfortunatamente non riuscì ad approdare in India durante un viaggio e si fermò su un isola vicina bloccato dalla malattia tipica dei viaggiatori che bevono quelle acque: la dissenteria.
Davanti a opere così grandi eppure così semplici al recensore si pongono degli interrogativi.
A raccontare la trama si toglie al lettore il piacere della scoperta e si tende a banalizzare l'opera; a parlarne troppo poco non si riesce a raccontare l'incanto e le mille sfaccettature; a ragionarci su troppo si toglie la genuinità del prodotto artistico, suo punto di forza.
Tranquilli, il libro è più facile a leggersi che a recensirsi: narra di un uomo alla ricerca della felicità.
Tutta la produzione di Hesse si basa sul confronto dualistico di due parti: due personaggi rappresentano la propria "fazione". Solo con la fusione dei due aspetti si ottiene la completezza e non con lo scontro (pensiamo al simbolo Yin e Yang dove le due parti si compenetrano formando la perfezione oppure al video degli Aerosmith e Run Dmc "Walk this way" dove i due gruppi suonando si infastidivano reciprocamente fino a capire sul finale che uno migliorava l'altro).

Siddharta è un libro che difficilmente si può mettere via sentondosi uguali a prima, viene venduto dal 1922 e continua ancora oggi a essere uno tra i libri più letti (e regalati). Forse perchè quì i suoi lettori trovano qualcosa che evidentemente non trovano da altri parti.

Giuliano Frontini

Intervista ai Como Lake Rovers



Siete addirittura in otto! Quando vi siate incontrati e soprattutto chi è il "fondatore" del gruppo?
si è vero siamo in tanti..ma per ottenere il suono ke vogliamo è necessaria la presenza di vari strumenti,sia melodici (per dare l'accompagnamento e l'impronta folk)sia elettrici(per avere l'impatto e l'aggressività del punk)..i fondatori sono il cantante e chitarrista acustico Max e il bassista Chris,che hanno iniziato a suonare assieme 4 anni fa in un gruppo streetpunk "La Ciurmaglia" per poi creare per gioco le "Animeperse" (gruppo folk acustico) e dall'unione di queste due realtà sono nati gli attuali ComoLakeRoverS nel giugno 2007.
Come vi è venuto in mente di comporre questa musica molto originale che è un insieme di più generi?
Siete stati ispirati da qualcuno o da qualcosa o è tutta opera vostra?
Partendo dal fatto che ormai inventare nuovi generi musicali secondo noi è molto difficile,una delle poche possibilità è mescolare generi anche all'apparenza contrastanti tra loro.Noi prendiamo spunto da gruppi come FLOGGING MOLLY,DROPKICK MURPHIS, o ai più melodici dubliners,POGUES e modena city ramblers,oltre che dalla tradizione e cultura della nostra terra e dalla magia di terre lontane come l'Irlanda,il nostro genere è soltanto l'unione di due cose già esistenti,ma che se mescolate bene hanno la capacità di unire persone di ogni età e stili diversi di vita,basti pensare alle canzoni presenti nel nostro disco"Friday Night!!"che svariano da ballate folk come 1959 sino a pezzi folk punk come bira bira o la stessa friday night.
Osservando in generale la musica di questi tempi,ci sono artisti o band che prendete d'esempio o che ammirate?
Come già dicevamo prima si,ci sono gruppi a cui ci ispiriamo(e già non solo alla birra!!) e sono veramente tanti e di ogni tipologia musicale,dal momento che ognuno di noi ascolta generi diversi,anche se quello che ci accomuna tutti è il folk,per parlare di band locali ammiriamo molto "Davide van de sfroos" e gli svizzeri "Vad vuc",soprattutto ci piace ascoltare gruppi emergenti e in particolare,quando ci è possibile,sostenerli nei live essendo presenti tra il pubblico.
Il vostro nome di banda è "Como lake rovers",vi esibite solo in provincia di Como,o siete andati oltre?
Per dire la verità il nome reale sarebbe "lake rovers" (viandanti del lago) ma poi per qualche birra di troppo abbiamo aggiunto a pennarello la scritta como,ci è piaciuto il nuovo nome e l'abbiamo tenuto..fa ridere ma è la verità.Suoniamo ovunque ci chiamino per fare festa e casino! Como è solo il punto di partenza di una storia e un avventura che speriamo sia lunga.
Come bisogna essere e che tipo di musica bisogna amare per poter ascoltare di buon gusto la vostra musica?
Non c'è alcun requisito per essere fan dei CLR,ci accorgiamo sempre di più che sotto il palco si presentano persone di ogni genere ed età,e ciò che ci fa piacere è che riceviamo complimenti da giovani e meno giovani che,a fine concerto ci salutano con il sorriso sulle labbra,questo è gran parte di ciò che vogliamo dalla musica,cioè sentirci gratificati dal contatto con il pubblico ma sopratutto dal divertimento di quest'ultimo,cercando di suonare sempre più professionalmente ma senza mai dimenticare la grinta e come siamo nati musicalmente.
Pensate di rimanere insieme per molto tempo? Avete progetti insieme per il futuro?
Da quando il gruppo esiste abbiamo cambiato alcuni elementi,non per litigi o cose simili ma solamente perchè per suonare con noi è richiesta in maggioranza una dote,l'impegno; poichè tutti noi ci impegnamo ogni giorno per la buona riuscita di concerti,prove ect..e anche dell'organizzazione interna del gruppo quindi siti,merchandising etc etc..tutto questo ci occupa parecchio tempo e non tutti hanno la voglia di stare dietro ad un impegno tale,perciò preferiamo suonare con chi è convinto come noi.I nostri progetti per il futuro sono chiaramente di continuare a creare canzoni e dischi,parlando di qualsiasi tematica,e di arrivare ad un traguardo il più in alto possibile,come la strada della vita che vogliamo percorrere tutta magari insieme.
Quando non "lavorate" e non suonate,passate del tempo insieme? Che cosa vi piace fare?
Non ci dimentichiamo di ciò che siamo da sempre,prima di un gruppo musicale siamo un gruppo di amici,e quando possibile ci prendiamo dei week-end da trascorrere in giro divertendoci,ma soprattutto quasi ogni sera ci vediamo per la classica birra della buonanotte e per due cazzate insieme,senza tutto questo penso che non avremmo ragione di esistere,sarebbe un gruppo troppo freddo e umanamente distaccato tra i membri, dato che per potere raggiungere dei traguardi insieme,ci si bisogna conoscere ed aiutare e non solo musicalmente,per poter anche continuare a crescere nelle nostre esperienze di vita.

Sagia Hammoud

lunedì 15 marzo 2010

La radio: intervista a Marialuisa "Luly" Rovetta



Con l’intervista a Marialuisa “Luly” Rovetta, conduttrice del programma radiofonico “Penelope Farmer”, in onda su Radio Onda D’Urto, inizia un ciclo di interviste a personaggi legati al mondo della cultura. Ci è sembrato interessante partire da questa giovanissima conduttrice radiofonica, affascinati dal linguaggio radiofonico, sicuramente differente dalle attuali forme di comunicazione più note.

Perchè Penelope Farmer?


Penelope Farmer, o meglio, Penelope Jane Farmer, è una scrittrice inglese, principalmente per bambini. Uno dei suoi libri, pubblicato nel 1969, si intitola Charlotte Sometimes ed ha ispirato il singolo omonimo della mia band preferita, i Cure. Volevo un nome che mi tenesse legata a questa band che tanto amo, ma che non fosse un riferimento troppo esplicito. Qualcosa che mi unisse ai fan dei Cure, perché solo i veri appassionati della band sanno chi è Penelope Farmer.

Per una generazione che ha, fra le massime aspirazioni, quella di essere veejay, cosa vuol dire fare una scelta "controcorrente" come la tua, cioè di lavorare in radio?

In verità voglio dimostrare che "La stella della radio è stata uccisa", come cantano i Buggles, è una balla. In verità è ancora viva. Sono pienamente consapevole che siamo in un mondo in cui ormai l'apparire è l'unica cosa che importa, il punto è che non importa a me o almeno, non è tra le mie priorità e non credo di essere l'unica. In particolar modo quando si parla di musica. La musica è l'arte del suono, ora, sapete tutti da che cosa è fatto il suono e lo percepiamo con le orecchie non con gli occhi. Mi capita spesso di vedere delle performance musicali in cui il cantante è costretto a ballare e a dimenarsi sul palco come un dannato cercando di ricordarsi passi e parole contemporaneamente (sperano che non sia in playback), tutto questo credo che sia fuorviante, ti fissi su cosa stia cercando di fare quel poveretto e non ti godi la musica, ciò che in quel dato momento dovrebbe essere la protagonista. La stessa cosa per i video musicali, anche se sono la prima ad apprezzare certi capolavori, come i video dei Depeche Mode curati da Anton Corbijn, però appunto apprezzi il video che come una modella sà portare perfettamente il suo abito, la musica, oppure ci sono i video che salvano le canzoni… belle modelle che grazie ad un bel fisico riescono a rendere un sacchetto dello sporco un abito decente. Quindi ritengo che la radio sia ancora il mezzo per eccellenza per la divulgazione della musica. Non mi interessa apparire, mi interessa condividere una passione. Con tutto il rispetto per i Veejay, io preferisco lavorare in radio.

Quale consideri il ruolo della radio nell'era mediatica della tv e di internet?

Non ha modificato il suo ruolo poichè la radio è insostituibile, pensa a quando sei in auto!!! Anzi si è coniugata con le nuove tecnologie, tipo streaming, senza perdere il suo fascino...

Quali sono le tematiche principali affrontate nel tuo programma?

Penelope Farmer nasce con la voglia di condividere, far conoscere e divulgare la passione per la New Wave, movimento culturale, artistico e musicale che nacque tra la fine degli anni settanta e i primi anni anni ottanta del XX secolo. Ogni puntata parla di una o più band che è stata partecipe di questo movimento; gli esordi, i successi, gli aneddoti e anche le collaborazioni. Presto finirò anche il sito internet dove caricherò anche i Podcast dato che molte persone spesso non riescono ad ascoltarmi tutti i Martedì (dalle 15.15 alle 16.00) che per alcuni come i miei colleghi universitari è un orario un po' infame.

Nel panorama musicale attuale, quale gruppo o cantante reputi più talentuoso? E quale invece reputi possa avere maggiore successo?


Prossima domanda? ahaha no dai scherzo…mmm... è molto difficile rispondere. Comprendo l'oggettiva difficoltà nel proporre cose nuove, ma anche prendendo spunto da generi passati si può essere innovativi e avere successo senza "sputtanarsi"…perdonatemi il termine.
Mi vengono in mente quindi Editors, White Lies, Interpol ecc.. che proponendo materiale di qualità, con chiari riferimenti al genere che tratto, hanno avuto successo tra pubblico e critica.
Cosa diversa per il mercato italiano che come al solito prende le tendenze dall'estero e le ripropone alla buona, come l'indie che ha prodotto solo micronicchie che fanno musica indirizzata solo ad un bacino ristretto di persone e che ruota intorno a se stesso.
Una volta le band avevano come obiettivo il passaggio ad etichette maggiori per poter far sentire la propria voce... Bluvertigo, Timoria, Subsonica, Afterhours.. che sono gli ultimi nomi importanti usciti e si parla ormai di 15 anni fa. Adesso le band sono affermate se suonano in 15 localini davanti alle solite 100 persone.. e se fanno successo sono venduti..è un concetto che fa del male alla musica di qualità, ma fa bene alle tasche di chi controlla questo fenomeno che ha raggiunto livelli di provincialismo estremo. Band famose nella tua città che a 50 km non sanno nemmeno chi siano!!! Indicarti dei nomi nuovi è difficile…soprattutto per quanto riguarda l'Italia.


Ultima domanda: quali sono i tuoi personali progetti per il futuro? Continuerai a lavorare in radio o si prevede un "illuminante" carriera da designer?

Progetti per il futuro tanti, ogni giorno me ne invento una. L'ultima? Organizzare serate in un locale vicino a Brescia Aerosol-Lab, a Villanuova sul Clisi, cercando di portare anche band extra-bresciane e proponendomi come Dj, o meglio, selezionatrice di musica ( sono sincera il dj è un'altra cosa). Il mio debutto è stato recente, sabato 6 marzo. Per il resto spero di finire gli studi a breve e conciliare quello che ho studiato con la musica.
Hai centrato in pieno un concetto del mio futuro … illuminante, ho deciso da poco di specializzarmi in Lighting Design in particolar modo per lo show; l'unione tra la percezione visiva e la percezione uditiva per creare emozioni e sensazioni… adoro il pensiero di poter comandare i sensi degli altri.

Andrea Cazzato

“Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll



“Nel mio mondo i libri sarebbero fatti solo di figure.” (Alice)

Riuscite ad immaginare un mondo fatto di strani animali parlanti, un Cappellaio Matto e una Lepre Marzolina che prendono amabilmente un tè, un gatto dello Cheshire chiacchierone (comunemente noto come lo Stregatto), un coniglio bianco che corre sempre (Bianconiglio in versione disneyana)? Alice, una normalissima bambina, cade in un lungo sonno fatto di un mondo sotterraneo pieno di assurdità, pazzia e cose senza senso. Il tutto inizia con la disperata ricerca del coniglio bianco: da qui in poi nulla è scontato o prevedibile. Immaginatevi un dipinto di Dalì e sarete ancora ben lontani dalla nonsense di Lewis. Alice si rimpicciolisce e, entrando in questo strano mondo, incontra i personaggi più folli che avesse mai visto. Quando lessi il libro anni fa mi identificai subito con Alice.. anzi, più precisamente desiderai tantissimo essere nei suoi panni. Chi non vorrebbe anche per solo un giorno vivere in quel mondo così colorato, con gli animali che ti rivolgono la parola e pieno di boschi incantati? In fondo tutti siamo come Alice: con una curiosità infinita per cose che non ha mai visto prima, un po’ infantile nei modi e molto impulsiva. La ricerca del coniglio bianco è per la bambina lo scopo primario nel libro. Lo cerca senza curarsi dei pericoli, inoltrandosi nelle pazze storie dei personaggi che incontra per strada. Quel famoso coniglio bianco che non si fa mai prendere.. È un Alice che sta crescendo quella che lo cerca: una bambina che ha paura di crescere e cerca in tutti i modi di rimanere sempre bambina. Ma Alice cresce, anche grazie ai personaggi che incontra. Il famoso Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina invitano la bambina al più pazzo ricevimento da tè che sia mai esistito: è lì che Alice è faccia a faccia con quello che è la normalità. Cos’è normale e cosa non lo è? Nessuno lo sa e neanche Alice, che cerca in tutti i modi di capire i due pazzi bevitori di tè che parlano in un modo così strano e fanno indovinelli senza senso e senza risposta. Alice non ha la risposta in nulla ma continua a cercare, è questo il suo scopo. Per tutti noi il diventare grandi è stata un’esperienza che ancora adesso ci ricordiamo: niente mondi incantati e gatti parlanti per noi, solo la dura realtà. Altro personaggio che Alice incontra per strada e che tutti noi avremmo voluto come migliore amico per poterci uscire il sabato sera è il Bruco Blu (noto a tutti come il Brucaliffo), intento a fumarsi un Narghilè. La stranezza di linguaggio e la sua particolarità di non farsi capire assolutamente mentre parla è la caratteristica di questo altezzoso bruco che non fa altro che fumare dalla mattina alla sera sopra ad un fungo.E qua, cari lettori, non aspettatevi osservazioni o, ancora meglio, elogi sui funghi e droga. Con il rischio di non venir pubblicata, vi dico solo che oltre alla famosissima scena del cartone animato disneyano “Dumbo” dove gli elefanti prendono varie dimensioni visti dal nostro elefantino preferito dopo una sbronza colossale, questa del Bruco Blu è altrettanto simile in fatto di sintomi derivati da sostanze illecite. Scegli, cara Alice, quale fungo prendere: quello che ti fa diventare grande o quello che ti rimpicciolisce? Alice è sola in questo mondo a dover scegliere.. nella realtà è solamente una bambina come tutte le altre ma nella fantasia di Carroll tutte le sue scelte hanno delle conseguenze. Scelte che spingeranno la bambina a crescere, a riprendere il contatto con la sua realtà e che tutto è destinato a cambiare. È alla corte della famosa Regina di Cuori che Alice si renderà conto lei stessa stava ingigantendo il tutto e che nella realtà i sudditi della regina non sono altro che un mazzo di carte. Riuscendo finalmente a comprendere che nulla al mondo è per forza degno di spiegazione e che la normalità del Cappellaio Matto sta di fatto nel crescere, Alice si risveglia e torna nel suo mondo. Capolavoro immortale quello di Carroll, che ha fatto sognare grandi e piccini. Tanti film sono stati fatti per omaggiare questo fantastico libro, specialmente il cartone animato Disney “Alice nel Paese delle Meraviglie” del 1951 che noi tutti ricorderemo. Personalmente non potrei dimenticarmi gli sberleffi dello Stregatto, il Non compleanno a base di tè mai bevuti e scambi di posto, del Bianconiglio sempre in ritardo e del famossimo “Tagliatele la testa!”. Un libro e un cartone animato magici che han saputo farmi sognare così tanto da piccola che ancora adesso mi ricordo ogni singola scena. I grandi fan di Alice però avranno una bella sorpresa in questi giorni.. Il 3 marzo 2010 è uscito “Alice In Wonderland” di Tim Burton: il regista dalle sfumature gotiche che conosciamo bene (Nightmare Before Christmas, ad esempio) che incontra la bella Alice. Che ne uscirà fuori? Forse un Bianconiglio dal cappello del Cappellaio Matto?

Chiara Moncini

giovedì 18 febbraio 2010

Il lato duro della musica



Il gruppo, formato da Jimmy Page (chitarra), Robert Plant (voce e armonica), John Paul Jones (basso e tastiere) e John Bonham (batteria) nel '68 è stato, assieme ai deep purple, il pioniere della musica hard rock/ heavy metal. Il gruppo alle origini era noto come gli “Yeard birds” decisero poi di cambiare nome in Lead Zeppelin ( sommergibile in piombo) che divenne Led Zeppelin. Il loro primo disco omonimo al gruppo della band questo ebbe successo ma il secondo disco, Led “Zeppelin 2” con la canzone “Whole Lotta Love” raggiunse la vetta delle classifiche per diversi anni e rimase come simbolo dello stile musicale del gruppo. Il quarto disco, ufficialmente senza nome, raccoglie i brani considerati più belli come “The Battle of Evermore” e la più famosa “Stairway to Heaven” che oltre a racchiudere elementi hard rock inizia molto lentamente ricordando musica celtica e rappresenta la motivazione del gruppo a non fare solo musica hard.
Si diffusero alcune storie data la loro eccentricità fuori del palco, vennero infatti accusati di aver distrutto intere stanze d'albergo. Plant nel '76 ebbe un incidente in auto e non potè più esibirsi saltarono così diversi concerti e portò ad aggravare la situazione del gruppo che già era stato sorpassato ed aveva problemi fiscali. Nel 1980 il gruppo si sciolse a seguito della morte di Bonham morto per intossicazione da alcol. Nel 2007 il gruppo si è riunito con un concerto che gli ha permesso di entrare nel guinness dei primati per la maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo.

Viviana Leupin (RIP)

“Opinioni di un clown” di Heinrich Böll



“Io sono un clown, e faccio collezione di attimi.” (Hans Schnier)
Qualche anno fa mi consigliarono da leggere “Opinioni di un clown”: il titolo mi incuriosì subito. Fino ad oggi è da considerare il mio libro preferito, in assoluto. Hans Schnier, il clown malinconico protagonista del racconto, è un po’ in tutti noi: tutti siamo un po’ clown e come tali cerchiamo sempre di sorridere, anche quando tutto ci è contro. Abbandonato dalla donna della sua vita Maria e avendo perso il lavoro di clown, Hans, nelle sue “opinioni” attacca la società borghese da cui proviene, la Germania post - nazista, i gruppi cattolici tedeschi e la religione. Sembra che tutto per Hans sia degno di critica e rabbia. Ma non facciamoci ingannare da questo carattere, a primo vista, iroso: Hans è un uomo di cuore, “un povero diavolo senza complicazioni” come ama definirsi. Ha la fortuna di essere libero, totalmente libero. Libero da ogni convenzione sociale, libero da ogni dogma, libero da ogni falsità. Ed è questa libertà che lui rivendica, pagina dopo pagina. E come in una guerra, il guerriero ha bisogno della sua preziosa arma. Per Hans quell’arma è il sarcasmo, dotata di un potere immenso. Potere che aiuterà Hans quando si troverà direttamente a confronto con tutti i personaggi che hanno influenzato la sua vita. Solo e abbandonato nella sua camera, avendo come unica compagnia il telefono: suo unico amico che gli permetterà di poter comunicare con il mondo esterno. Tante le telefonate nell’arco di una sera e addirittura la visita di suo padre, uomo debole che Hans di certo non ha preso come modello da seguire. Non dimentichiamoci di Heinrich Böll, autore del romanzo e Premio Nobel per la letteratura nel 1972, che, con il suo stile letterario e la sua grande capacità, è in grado di farci sentire vicino ad Hans, tant’è che quasi sentiamo l’odore del caffè caduto sul pavimento. È come poter guardare il susseguirsi della vita di una persona a pochi passi da lei. La vita, in questo caso, è di Hans, il povero clown onesto e sincero, sarcastico e tagliente. Un povero clown come tutti noi. Consiglio vivamente la lettura di questo libro. Fresco, ironico e un po’ malinconico, “Opinioni di un clown” vi conquisterà. E sarà come respirare una boccata di libertà ad ogni pagina.

Chiara Moncini

martedì 9 febbraio 2010

Elton John



Elton John nasce in Inghilterra nel 1947 col nome di Reginald Kenneth Dwight. Ha un approccio precoce con la musica e comincia a suonare il pianoforte all'età di tre anni.
Già convinto di intraprendere la carriera musicale, frequenta il conservatorio e all'età di 15 anni inizia ad esibirsi per un piccolo locale. Nel 1967 incontra Bernie Taupin il paroliere con cui scrive i suoi più grandi successi come “Your song”,“Rocket man” e “Candle in the wind.” Il primo cd è “Empty sky” uscito nel 1969 con poco successo, l'album che lo portò al vertice delle classifiche è invece “Elton john”.Nel 1987 subisce un' operazione alle corde vocali che gli cambia il timbro vocale senza però influire molto sulla carriera . Il suo periodo di massimo successo sono gli anni settanta in cui ha scritto “Candle in the wind” dedicata prima a Marilyn Monroe e poi a Lady Diana col nome di “England Rose”. Elton ha collaborato anche col film Disney “Il re leone” componendo la colonna sonora e vincendo un premio Oscar per “Can you feel the love tonight”.
Fonda nel 1992 una delle principali organizzazioni no profit al mondo contro l'aids, la EJAF(Elton john aids foundation). Ha inoltre ricevuto dalla regina di Inghilterra il titolo di
Cavaliere Comandante dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico per i servigi resi alla musica e alla beneficenza. In tutto ha inciso 46 dischi, suonato in oltre 2600 concerti e si è esibito in tutti i 50 stati dell'unione.

Viviana Leupin (RIP)

Il capro espiatorio: una figura del nuovo millennio raccontata da Pennac


Chi non si è mai sentito nella propria vita il reo senza colpe quando succede qualcosa? Quello sul quale cadevano gli occhi per primo? Quello che si prendeva i primissimi rimbrotti, senza ci fosse minima indagine sull’accaduto? Dalle mie parti, un volgare detto popolare riconosce nell’ortolano, quale sfortunato portatore della maldicenza e appunto capro espiatorio di ogni assurdo avvenimento, questo infausto ruolo.
La figura del capro è molto affascinante. E’ lo stesso Pennac a descrivercela ne “Il Paradiso degli Orchi” e negli altri libri della serie di Belleville (dal nome del quartiere dove risiede la famiglia Malaussene). Il nostro protagonista, Benjamin, il capofamiglia, è il soggetto che meglio incarna tutte le caratteristiche del capro, fino al punto di ricoprire anche “lavorativamente” tale ruolo. La sfortuna/fortuna di questo personaggio sarà il filo conduttore dell’intera serie. Alla fine della prima avventura, il personaggio sembra essersi liberato di questa infamia. Il passaggio di lavoro dai Grandi Magazzini alla Casa Editrice del Taglione, però, non coincide con la sua fortuna di essere “naturalmente” capro espiatorio.
"Lei ha un vizio raro, Malaussène: compatisce"
Benjamin ha dalla sua una famiglia sgangherata e stravagante che lo aiuterà, lo amerà e gli sarà sempre vicino, nei momenti più bui e difficili.
La fortuna del ciclo sta anche nelle figure che circondano la famiglia Malaussene e che rendono le storie ancora più avvincenti e più “strampalate”: la Regina Zabo, a capo delle Edizioni del Taglione, Stojil, Theo, Rabdomant e il cane Julius.
Ma perché fare un pezzo sul capro espiatorio, mi chiederete. Penso, personalmente, che la figura del capro espiatorio sia quanto mai attuale. Pensate ai cosiddetti “prestanome” delle aziende, agli operatori dei call-center, ai commessi dell’ufficio reclami. Il capro espiatorio è più che mai utile. E’un toccasana per noi che possiamo sfogare la nostra rabbia e il nostro nervosismo. E’ vitale per le aziende e per i loro dirigenti, che nascondono la loro inadeguatezza, facendosi scudo con i “capri espiatori”.
Quindi, quando ci arrabbiamo col commesso, quando urliamo all’operatore di call-center, ricordiamoci sempre che lui è solo un povero capro espiatorio. Mettiamoci nei loro panni: ci piacerebbe essere trattati così male per colpe che non sono le nostre? Se sì, vi consiglio di aprire un’attività di ortofrutta.

Andrea Cazzato