giovedì 18 febbraio 2010

Stammi lontano:puzzi di romena!!



Stammi lontano:puzzi di romena!!
È l’offesa che riceve una ragazzina di 13 anni, romena appena trasferitasi con la famiglia a Solesino,una piccola città in provincia di Padova dove ha avuto inizio il suo incubo.
La ragazza ha cominciato una nuova scuola trovando molta difficoltà ad inserirsi nella classe. Emarginata dai compagni,dopo circa un mese dal suo arrivo,comincia a essere vittima di insulti e scherzi. I motivi? “Non si veste di marca e poi puzza di romena”.
Il pomeriggio del 27 gennaio, dopo la solita devastante mattinata scolastica, la ragazza arriva a casa e affranta dalla depressione si butta dalla finestra fratturandosi una gamba.
È la prima volta che il padre della ragazza,in Italia ormai da molti anni,ha a che fare con una simile ingiustizia: «Non abbiamo mai avuto problemi di razzismo,né noi, né l'altro nostro figlio più piccolo. Invece con ***, da quando ci siamo trasferiti a Solesino, con l'inizio dell'anno scolastico è iniziata anche la sofferenza» racconta.
All’ospedale non riceve le visite dei compagni, ancora imbarazzati per quel che è successo, ma in compenso riceve una lettera.
I compagni si scusano e tentano di difendersi «All’improvviso ci sono piovute addosso le accuse più false, offensive e infondate che mai ci saremmo aspettati. Non siamo razzisti, dicci cos’è successo e cosa veramente ti turba».
Dopo le accuse da parte di tutta Italia sono si trovano nella stessa situazione in cui ponevano l’ex compagna.
Naturalmente non si possono definire “razzisti” dei ragazzini di soli 13 anni,ma la triste storia basta per capire quanto i giovani possano essere influenzati da una società che si avvia pericolosamente a essere contaminata da una grave malattia:il razzismo.

Chiara Hammoud

Morte accidentali di un anarchico e altri depistaggi



Giuseppe Pinelli fu un anarchico italiano, morì "accidentalmente" il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra della Questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba a piazza Fontana a Milano (la cosiddetta Strage di Piazza Fontana). La storia "ufficiale" racconta che l'anarchico venne colto da un raptus e si gettò dalla finestra. Nel 1972 il commissario Calabresi, venne freddato da militanti di Lotta Continua che lo giudicarono colpevole dell’omicidio dell'anarchico tramite defenestramento.
Partendo dal "caso Pinelli", Dario Fo, Nobel per la letteratura nel 1997, nella sua commedia teatrale interpreta un matto malato di istrionismo (mania che lo costringe a recitare) che si reca nella questura dove è avvenuto il fatto e chiede chiarimenti al personale coinvolto nel caso, spacciandosi per un loro superiore. Una giornalista si presenta per una intervista e il matto, sostenendo a parole di voler aiutare la polizia, interpreta un capitano. Nel dialogo con la giornalista vengono messi in chiaro tramite una irresistibile comicità e una commedia degli equivoci, alcune circostanze bizzarre che portarono alla morte dell'anarchico. Il matto, quasi smascherato dalla giornalista, cambia nuovamente parte e si traveste da vescovo. Finale (che non vi svelo) Applausi.
L'allestimento dello spettacolo nel 1970 costò a Dario Fo una quarantina di denuncie in tutta Italia più una serie di coercizioni e minacce da parte dell'autorità costituita; per ovviare a questo l'azione si sposta a New York negli anni 20 dove avvenne una caso analogo. Qui il defenestrato si chiamava Andrea Salsedo.
Nella commedia assistiamo alla copertura e depistaggio di un fatto dalla polizia. Questa non è una strategia nuova. Enumeriamo di seguito alcuni esempi:
2001 Genova, scuola Diaz, la polizia irrompe e deporta con metodi brutali i manifestanti occupanti. Successivamente vengono appositamente portate all'interno della scuola delle bombe molotov e delle lame per giustificare l'irruzione. La Magistratura dichiara poi colpevoli di violenze e depistaggio gli autori materiali del fatto.
2001, 11 settembre, attentato alle Twin Towers: circostanze poco chiare sull'accaduto, tra cui le falle della difesa interna, vengono elencate in numerosi documentari dal titolo "inganno globale" sui quali il dibattito è ancora in corso. In Fahrenheit 9/11 di M. Moore spiega i vantaggi ricevuti dell'amministrazione Bush dall'attentato.
2003 Bush presenta "armi di distruzione di massa" (dichiarate poi false) per invadere l' Iraq e comincia una guerra (chiamata "missione di pace") ancora oggi non conclusa.
1964 con l' affondamento della nave (inesistente) Maddox gli Stati Uniti entrano in guerra contro il Vietnam. Lo stesso McNamara, allora Segretario della Difesa, ha riconosciuto in una intervista che si trattò di una plateale messinscena.
Nei secoli precedenti assistiamo invece all'opposto: ostruzionismo dei poteri conniventi con la polizia: clero ed esercito per impedire al popolo la conoscenza della verità. ("Il fascino discreto della borghesia", film 1972 Bunuel).
1925 un insegnante di biologia viene accusato dalla comunità cristiana, a causa delle tesi darwiniane da lui sostenute e insegnate ("E l'uomo creò Satana", film 1960 Kramer).
A ritroso nel tempo nel 1633 Galileo viene costretto ad abiurare per aver sostenuto scientificamente idee copernicane ("Vita di Galileo", teatro 1956 Brecht).
Come far credere alla gente le proprie versioni anche oggi? Semplice, si propaganda col mezzo più forte a disposizione: la TV. Diceva Nietzsche che di fronte al potenziale nientificante della modernità "La gran massa si difende andando alla ricerca di tutto ciò che ristora, tranquillizza, stordisce".("Videocracy" film 2009 Gandini).
La Tv e gli altri media diventano dannosi per le persone che li assorbono passivamente senza lo sforzo della rielaborazione producendo così degli odierni zombi; l'indifferenza libera mostri. ("Videodrome" film 1983 Cronenberg).
Solo con il risveglio dal torpore e l'esplosione dello scandalo la società italiana potrà arrivare allo sdegno e alla repulsione, al "rutto liberatorio" (Dario Fo) reclamando finalmente Verità e Giustizia.

Giuliano Frontini

“Opinioni di un clown” di Heinrich Böll



“Io sono un clown, e faccio collezione di attimi.” (Hans Schnier)
Qualche anno fa mi consigliarono da leggere “Opinioni di un clown”: il titolo mi incuriosì subito. Fino ad oggi è da considerare il mio libro preferito, in assoluto. Hans Schnier, il clown malinconico protagonista del racconto, è un po’ in tutti noi: tutti siamo un po’ clown e come tali cerchiamo sempre di sorridere, anche quando tutto ci è contro. Abbandonato dalla donna della sua vita Maria e avendo perso il lavoro di clown, Hans, nelle sue “opinioni” attacca la società borghese da cui proviene, la Germania post - nazista, i gruppi cattolici tedeschi e la religione. Sembra che tutto per Hans sia degno di critica e rabbia. Ma non facciamoci ingannare da questo carattere, a primo vista, iroso: Hans è un uomo di cuore, “un povero diavolo senza complicazioni” come ama definirsi. Ha la fortuna di essere libero, totalmente libero. Libero da ogni convenzione sociale, libero da ogni dogma, libero da ogni falsità. Ed è questa libertà che lui rivendica, pagina dopo pagina. E come in una guerra, il guerriero ha bisogno della sua preziosa arma. Per Hans quell’arma è il sarcasmo, dotata di un potere immenso. Potere che aiuterà Hans quando si troverà direttamente a confronto con tutti i personaggi che hanno influenzato la sua vita. Solo e abbandonato nella sua camera, avendo come unica compagnia il telefono: suo unico amico che gli permetterà di poter comunicare con il mondo esterno. Tante le telefonate nell’arco di una sera e addirittura la visita di suo padre, uomo debole che Hans di certo non ha preso come modello da seguire. Non dimentichiamoci di Heinrich Böll, autore del romanzo e Premio Nobel per la letteratura nel 1972, che, con il suo stile letterario e la sua grande capacità, è in grado di farci sentire vicino ad Hans, tant’è che quasi sentiamo l’odore del caffè caduto sul pavimento. È come poter guardare il susseguirsi della vita di una persona a pochi passi da lei. La vita, in questo caso, è di Hans, il povero clown onesto e sincero, sarcastico e tagliente. Un povero clown come tutti noi. Consiglio vivamente la lettura di questo libro. Fresco, ironico e un po’ malinconico, “Opinioni di un clown” vi conquisterà. E sarà come respirare una boccata di libertà ad ogni pagina.

Chiara Moncini

Bob Norda, la classe non è acqua!



Comprate le gomme Pirelli o fate benzina all' Agip. Prendete le Ferrovie dello Stato per andare a Venezia dal vostro innamorato/a.Siete leghisti, o più semplicemente e meno politicamente, lombardi. Fate la spesa alla Coop. Fate un salto alla Rinascente per un pomeriggio in tranquillità con la vostra migliore amica.Prendete la metro a Milano. Un giro alle Messaggerie e poi alla Mondadori. Vi muore la macchina e chiamate l'Aci. Bevete una Dreher. Consultate una Guida del Touring Club.
"COMUNICAZIONE VUOL DIRE CHE IO DEVO FARE UN SERVIZIO A UN ALTRO PER POTER FAR LEGGERE UN TESTO E PER FAR CAPIRE ABBASTANZA".
Cosa sarebbe stata Milano e più in generale la nostra vita senza tutte queste cose? Viviamo e non ci accorgiamo del lavoro che alcune persone fanno per noi, per metterci a nostro agio, per renderci la vita più semplice.
Bob Noorda è stato uno di questi.
L'11 gennaio, quando ha lasciato questo mondo, la maggior parte della gente guardando il telegiornale si è chiesta:"ma chi è che è morto? Bob Norda? Quello dell' acqua?". Non proprio.
Bob Noorda era nato ad Amsterdam, il 15 luglio 1927. Diplomatosi in Olanda sotto la guida di Gerrit Rietveld, uno dei maestri del razionalismo, ma che i più ricordano per quella scomodissima sedia spigolosa, decide di trasferirsi a Milano nel 1957. E' qui che inizia la sua carriera nel mondo della grafica. Qui detterà legge e sarà indiscussa stella per lustri.
Gli anni passano, ma la sua bravura rimane e iniziano a piovere i primi riconoscimenti e le prime grandi collaborazioni: Munari, Tovaglia, Sambonet. Poi il Compasso d' oro alla carriera, la laurea ad honorem al Politecnico di Milano. E il mouse.
"SPERO DI POTER ANDARE AVANTI FINO ALL'ULTIMO MOMENTO CON LA MATITA IN MANO, MA DOVRÒ CAMBIARE IDEA E DIRE ALMENO ‘CON IL MOUSE IN MANO‘ ".
Bob Noorda era una persona normale. Un caro vecchietto che giunto al tramonto cercava di spiegare ai giovani designer, ai nuovi grafici, che non è importante colpire e impressionare, quanto avere un' etica e un' impostazione e seguirla, sempre. Magari "iniziando a fare il grafico per il negozio dello zio". Sapere rapportarsi con i clienti, essere accondiscendenti, ma non troppo. Ma insegnava anche uno stile di vita, un modus operandi sobrio, semplice, ma allo stesso tempo, di impatto. E che il segno che lasci, se è buono, dura per sempre.
Ok. Forse sono nomi che non dicono nulla, che non ricordano nulla, ma ci sono loro alla base dei tanto diffusi "template" per creare il vostro profilo my space, e ricordatevi di loro, ricordatevi di loro quando aprite World per scrivere la vostra relazione in Times New Roman o in Myriad Pro.

Deniz Santoro

Valdesi il conquistatore: un karateka degno d’importanza



Luca Valdesi nasce il 18 giugno del 1976. Inizia a praticare karate fin da piccolo sotto la mirata e attenta guida di suo padre, che lo allena duramente. Nell’anno 1995 riesce ad entrare nel famoso gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, che lo porteranno ad affrontare le prima convocazioni in nazionale. Si dimostra un eccellente karateka sia nelle competizioni individuali, sia quelle in squadre. Nonostante il costante allenamento di cui necessita il karate, Valdesi riesce a trovare il tempo per studiare (è laureato in Economia Aziendale) e per la famiglia, punto fondamentale della sua vita. Alla nascita del primo e del secondo figlio riesce a conquistare reciprocamente prima e seconda vittoria al campionato mondiale squadre e singolo. In totale Valdesi conquista il suo 10° titolo europeo consecutivo individuale, il 6° a squadre e il 3° titolo mondiale. Possiamo quindi affermare che questo giovane di soli 34 anni, ha già fatto e farà ancora strada, confermandolo un karateka degno d’importanza.

Giada Cimetti (RIP)

Elezioni regionali 2010: chi vincerà?



Le elezioni regionali del 2010 si terranno domenica 28 e lunedì 29 marzo. La consultazione interesserà tredici regioni: noi cittadini saremo chiamati a eleggere il Presidente di Regione e il Consiglio Regionale. Nella stessa data si terranno le elezioni amministrative in diverse aree del Paese.
Le precedenti elezioni regionali 2005 coinvolsero quattordici regioni: dodici di queste furono aggiudicate dall’Unione di centrosinistra – che però nel 2008 perse l’Abruzzo, ceduto al centrodestra – mentre in Lombardia e in Veneto vinse la Casa delle Libertà. Il centrodestra conquistò anche il Molise nel 2006, Sicilia e Friuli Venezia Giulia nel 2008, e la Sardegna nel 2009. Nel 2008 l’Unione ottenne Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. La situazione di oggi vede dunque tredici regioni in mano al centrosinistra, e sette al centrodestra.
Centrodestra che rispetto agli anni passati trova maggiori favori nella popolazione italiana: i sondaggi nazionali – del giornale ‘Sole 24 ore’ – attestano Popolo della Libertà più Lega al 48-49 per cento, mentre Partito Democratico e Italia dei Valori si fermano al 36-37 per cento. Incognita e ago della bilancia sarà però l’Unione di Centro: se a livello nazionale il partito è equidistante dai poli, a livello locale pende a volte dall’una, a volte dall’altra parte, sfavorendo dunque gli ex alleati del centrodestra. Una strategia politica, quella dei centristi, che però risulta antipatica anche agli elettori di sinistra.
Senza l’Udc, i due poli sono certi di vincere solo nelle rispettive roccaforti: il centrodestra in Lombardia con Formigoni e in Veneto con Zaia; il centrosinistra in Emilia Romagna con Errani, in Toscana con Rossi e in Umbria con la Marini. Grazie all’accordo col partito di Casini, il centrosinistra dovrebbe ottenere la vittoria anche nelle Marche con Spacca e in Basilicata con De Filippo; mentre il centrodestra sarà aiutato dall’Udc a vincere in Calabria con Scopelliti e nel Lazio con la Polverini – forse anche in Campania con Caldoro.
Dovessimo dunque credere ai sondaggi nazionali, le elezioni regionali 2010 si dovrebbero concludere con cinque regioni per il centrodestra e cinque per il centrosinistra. Le restanti tre sono in bilico e preannunciano sfide combattute: in Piemonte Bresso del centrosinistra contro Cota del centrodestra; in Liguria Burlando del centrosinistra contro Biasotti del centrodestra; in Puglia Vendola del centrosinistra contro Palese del centrodestra.
Interessante infine osservare che la nostra regione lombarda rispecchia gli aspetti principali della situazione politica italiana: Pdl e Lega uniti nel raggiungere la vittoria elettorale, e un’opposizione divisa e quindi destinata alla sconfitta. Infatti, contro il quarto mandato di Formigoni ci sarà un’armata Brancaleone: Penati – sostenuto da Pd, Idv, SeL e Verdi; Pezzotta – sostenuto dall’Udc; Agnoletto – sostenuto da Federazione della sinistra; Cappato – sostenuto dalla Lista Bonino-Pannella; Crimi – sostenuto dal Movimento di Beppe Grillo.

Claudio Castelli

domenica 14 febbraio 2010

La civile Italia!



Fonte: https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgNO1cVljQqAljDat63eurERooTG5hp3n9DL8YnYqQUPvXKEZAbF-s3fKBpbnSq339Y5vkJvznUUgiGfhmErvLMaJqchLhWgB-YWrNnqsEeceMMa1wtWYCq-Tg0fgwbRRi9zTlZFKS8_fU/s1600-h/grafico_regione_straniera.jpg

Ecco clamorosi casi di integrazione della civilissima Italia del Nord.

Andrea Cazzato

martedì 9 febbraio 2010

Salvatore Carrozza e un pugno all’ignoranza


Ha soli 25 anni il boxeur napoletano neocampione di pugilato internazionale dei pesi welter che ha conquistato il titolo battendo il promettente brasiliano Labaro Santos.
Questo giovane pugile ha già le idee chiare sul suo futuro, infatti la sua vita si divide tra ring, università e politica, dichiarando queste tre cose come sue personali passioni.
Infatti anche se i duri allenamenti e i match di boxe gli rubano del tempo prezioso, Salvatore Carrozza riesce comunque a frequentare l’università di economia ritenendola una scelta mirata, nel caso che con il mondo del pugilato dovesse andare male avrebbe sempre molti sbocchi lavorativi grazie alle possibilità che garantisce una laurea.
La sua terza passione, come già detto precedentemente, è la politica.
Il giovane napoletano si dichiara Antifascista, appartenente alla sinistra extraparlamentare.
Questa passione nasce dall’insoddisfazione della realtà in cui vive, cioè la mancanza d’istituzioni soprattutto in periferia.
Però se questo brillante boxeur dovesse scegliere una delle tre, quale sceglierebbe?
Salvatore si vede ormai nel mondo della boxe professionista e magari potrebbe usare la sua immagine mediatica per ottenere punti in politica.
Salvatore Carrozza: un pugile che farà strada.

Giada Cimetti (RIP)

Nona Sinfonia in MotoGp: compositore Valentino Rossi



"Nove volte campione del mondo di motociclismo, di nove lettere". Di fronte ad una definizione così,
un appassionato di cruciverba non avrebbe esitazioni: Valentino. Troppo facile! Al contrario del mondiale appena concluso, che per il fuoriclasse di Tavullia è stato tutt'altro che facile. A complicargli la vita, però,
non è stato il campione Casey Stoner, partito alla grande ma poi inabissatosi in problemi di natura psico-fisica, che l'hanno visto disertare la griglia di partenza per ben tre gare, ma il compagno/rivale di squadra Jorge Lorenzo. Alla fine 46 punti separavano lo spagnolo da Valentino, ma in precedenza le cose erano andate ben diversamente. Dopo Assen (Germania), in nove gare disputate il distacco è di soli 14 punti: 176 per l'italiano, 162 per Lorenzo che infilava due zeri consecutivi nelle gare successive, precipitando così a - 50. A Laguna Seca, però, era Rossi a restare all'asciutto e lo spagnolo vinceva riportandosi a - 25 di distacco.
L'ottovolante non era ancora destinato a fermarsi: il vantaggio di Valentino saliva a San Marino (+ 30)
per poi scendere dopo la gara del Portogallo (+ 18), ed impennarsi nuovamente in Australia,
dove Lorenzo gettava di fatto la spugna auto-eliminandosi con una caduta. A Sepang all'italiano bastava un quarto posto, ma la classe non è acqua e, soprattutto, il compagno/rivale necessitava di un’ultima lezione,
così la mitica 46 finiva davanti alla 99 di Lorenzo e Valentino conquistava podio e titolo.

Anna Simone

Daniele Luttazzi – La Guerra Civile Fredda


In Italia la satira pare scomparsa perché non più ammessa in televisione. Fenomeno solo italiano: se non lo condividi, lo censuri. Questo il quadro che ci conduce all’ultimo spettacolo teatrale di Daniele Luttazzi, “La Guerra Civile Fredda”.
Nuovo ma analogo nei temi ai programmi Satyricon e Decameron banditi da Rai Due e La7, La Guerra Civile Fredda, analizzando minuziosamente i cinque basilari elementi della narrazione emotiva (gli ostacoli da superare, le debolezze, il volere a tutti i costi qualcosa, l’unicità ed infine il protagonista e l’antagonista agli antipodi) rapportati ai casi della cronaca più recente, ci rivela come “l’analisi narratologica” riesca ad anticipare e dimostrare certi fatti.
Satira a dir poco feroce in ambito politico: si legge con estrema chiarezza sia l’allarmante successo di Berlusconi sia il fallimento d’una sinistra inefficiente nel prefiggersi modelli nuovi e alternativi. Sesso e morte s’intravedono continuamente. Si fa attendere, invece, la religione, approfondita nella seconda parte dello spettacolo: un continuo di critiche al vetriolo sui controsensi di ogni confessione e sull’immoralità del cattolicesimo.
Secondo Luttazzi lo scandalo della satira non è nei termini indecenti (fastidiosi forse per chi li ascolta) in quanto essi non prendono di mira la persona ma i suoi pregiudizi. I pregiudizi rassicurano. La satira no.
Arte ironica e tagliente che va sempre dritta al punto. E non c’è censura o querela che tenga.
“Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi. La satira presume che il pubblico abbia un cervello.” (Michael Moore)

Moncini Chiara

Fight club: sei pronto a batterti?



Tyler: Personaggio storico [con cui ti batteresti]?
Jack: Mi batterei con Gandhi.
Tyler: Ottima risposta!

Ritmo incalzante da videoclip, battute fulminanti e genio visivo per questa pellicola del 1999 di Fincher (già noto per Alien e Seven) tratta dal celebre (secondo) romanzo di Chuck Palahniuk.
Jack/Norton è un piccolo borghese insoddisfatto tormentato dall'insonnia (come De Niro in Taxy Driver, Scorsese 1976). Nel tentativo di guarire frequenterà dei gruppi di autosoccorso per malati terminali et similia, i "tagliati fuori" nella corsa costante dell'essere umano nell'agonismo sfrenato della società contemporanea.
Durante il lavoro incontra Tyler/Pitt, suo alterego vincente che gli farà fondare i Fight Club e sono botte da orbi. Il resto ve lo guardate da voi.
Jack è uno che soffre. Chi è la causa della sofferenza di Jack? Tyler gli farà capire che la società lo opprime, che le "le cose che possiedi alla fine ti possiedono" ed è possibile ribellarsi. E' il proprio senso d'insoddisfazione che lo porta a distruggere i suoi (illusori) averi, che lo farà abitare in una casa fatiscente, che gli farà abbandonare il suo piccolo mondo di prima ( quasi una critica di stampo Buddhista sulla vanità dei beni terreni). Tocca sempre a Tyler resettare la mente di Jack e mettere un po' di ordine nel disordine cosmico. «Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.» (Nietzsche.)
Nei Fight club vediamo gli uomini che si liberano dall'angoscia dell'esistenza. Cercano la realizzazione tramite lo scontro, nella spinta ad avvicinarsi verso lo spirito dionisiaco e puro dell'essere umano; il tutto senza la benchè minima traccia di spiritualità o “filosofie” New Age ma col buon vecchio metodo: cazzotto e sberla.
Il film offre una visione altamente critica della società corrotta, del consumismo moderno che il protagonista contrasta ergendosi a difensore della stirpe dei migliori uomini.
C'è solo da lottare, contro i nostri demoni, contro la società, contro se stessi, contro tutti: «L'uomo deve essere addestrato solo alla guerra [...]. Tutto il resto è stupidità.» sempre Nietzsche.
Da sottolineare il livello eccelso dei dialoghi, il tutto in un film mozzafiato e dal ritmo sostenuto come Hollywood impone. Nel finale c’è una citazione per gli amanti di Bruce Lee di "l'urlo di Chen" (1972).
Accolto tiepidamente della critica ma grande successo in homevideo, tanto da guadagnarsi, 10 anni dopo, il termine "cult".

Giuliano Frontini

Elton John



Elton John nasce in Inghilterra nel 1947 col nome di Reginald Kenneth Dwight. Ha un approccio precoce con la musica e comincia a suonare il pianoforte all'età di tre anni.
Già convinto di intraprendere la carriera musicale, frequenta il conservatorio e all'età di 15 anni inizia ad esibirsi per un piccolo locale. Nel 1967 incontra Bernie Taupin il paroliere con cui scrive i suoi più grandi successi come “Your song”,“Rocket man” e “Candle in the wind.” Il primo cd è “Empty sky” uscito nel 1969 con poco successo, l'album che lo portò al vertice delle classifiche è invece “Elton john”.Nel 1987 subisce un' operazione alle corde vocali che gli cambia il timbro vocale senza però influire molto sulla carriera . Il suo periodo di massimo successo sono gli anni settanta in cui ha scritto “Candle in the wind” dedicata prima a Marilyn Monroe e poi a Lady Diana col nome di “England Rose”. Elton ha collaborato anche col film Disney “Il re leone” componendo la colonna sonora e vincendo un premio Oscar per “Can you feel the love tonight”.
Fonda nel 1992 una delle principali organizzazioni no profit al mondo contro l'aids, la EJAF(Elton john aids foundation). Ha inoltre ricevuto dalla regina di Inghilterra il titolo di
Cavaliere Comandante dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico per i servigi resi alla musica e alla beneficenza. In tutto ha inciso 46 dischi, suonato in oltre 2600 concerti e si è esibito in tutti i 50 stati dell'unione.

Viviana Leupin (RIP)

Il capro espiatorio: una figura del nuovo millennio raccontata da Pennac


Chi non si è mai sentito nella propria vita il reo senza colpe quando succede qualcosa? Quello sul quale cadevano gli occhi per primo? Quello che si prendeva i primissimi rimbrotti, senza ci fosse minima indagine sull’accaduto? Dalle mie parti, un volgare detto popolare riconosce nell’ortolano, quale sfortunato portatore della maldicenza e appunto capro espiatorio di ogni assurdo avvenimento, questo infausto ruolo.
La figura del capro è molto affascinante. E’ lo stesso Pennac a descrivercela ne “Il Paradiso degli Orchi” e negli altri libri della serie di Belleville (dal nome del quartiere dove risiede la famiglia Malaussene). Il nostro protagonista, Benjamin, il capofamiglia, è il soggetto che meglio incarna tutte le caratteristiche del capro, fino al punto di ricoprire anche “lavorativamente” tale ruolo. La sfortuna/fortuna di questo personaggio sarà il filo conduttore dell’intera serie. Alla fine della prima avventura, il personaggio sembra essersi liberato di questa infamia. Il passaggio di lavoro dai Grandi Magazzini alla Casa Editrice del Taglione, però, non coincide con la sua fortuna di essere “naturalmente” capro espiatorio.
"Lei ha un vizio raro, Malaussène: compatisce"
Benjamin ha dalla sua una famiglia sgangherata e stravagante che lo aiuterà, lo amerà e gli sarà sempre vicino, nei momenti più bui e difficili.
La fortuna del ciclo sta anche nelle figure che circondano la famiglia Malaussene e che rendono le storie ancora più avvincenti e più “strampalate”: la Regina Zabo, a capo delle Edizioni del Taglione, Stojil, Theo, Rabdomant e il cane Julius.
Ma perché fare un pezzo sul capro espiatorio, mi chiederete. Penso, personalmente, che la figura del capro espiatorio sia quanto mai attuale. Pensate ai cosiddetti “prestanome” delle aziende, agli operatori dei call-center, ai commessi dell’ufficio reclami. Il capro espiatorio è più che mai utile. E’un toccasana per noi che possiamo sfogare la nostra rabbia e il nostro nervosismo. E’ vitale per le aziende e per i loro dirigenti, che nascondono la loro inadeguatezza, facendosi scudo con i “capri espiatori”.
Quindi, quando ci arrabbiamo col commesso, quando urliamo all’operatore di call-center, ricordiamoci sempre che lui è solo un povero capro espiatorio. Mettiamoci nei loro panni: ci piacerebbe essere trattati così male per colpe che non sono le nostre? Se sì, vi consiglio di aprire un’attività di ortofrutta.

Andrea Cazzato